Distanziamento sociale: problema o opportunità?

E’ un periodo molto particolare quello che stiamo vivendo, la vita sembra tornare alla normalità, ma la preoccupazione non accenna a diminuire e le motivazioni sono diverse: i giornali usano il metodo della paura per generare attenzione e pubblico, la politica teme una nuova ondata difficilmente gestibile dal sistema sanitario nazionale e poi c’è da fare i conti con la situazione e economica delle famiglie.

E’ probabile quindi che leggiate questa riflessione dal computer di casa perché il distanziamento sociale è una delle direttive governative che sono state stabilite per gestire il contagio e le sue conseguenze.

Ma la domanda che mi pongo e vi pongo è: Il distanziamento sociale è un’iniziativa corretta eticamente e a lungo andare cosa potrebbe provocare?

così vicini, così lontani

Il distanziamento sociale descrive una vasta gamma di pratiche. Comprende ordini di soggiorno da parte dei governi, che possono essere più o meno applicati tramite coprifuoco e restrizioni di viaggio; la chiusura di aziende, scuole e uffici governativi; vietare o limitare le riunioni pubbliche; l’uso di maschere in pubblico; e la raccomandazione a rimanere distanziati 1/2 metri , tutte cose a noi ormai familiari per il COVID-19. Queste misure ci stanno semplicemente allontanando fisicamente. Hanno lo scopo di rimuovere i punti di interazione tra di noi, e in particolare tra i diversi sottogruppi della nostra comunità, per evitare che una malattia trasmissibile si diffonda tra i gruppi. Fermare le persone all’interno della famiglia, ad esempio, è molto più complicato. Ma interrompere la trasmissione tra le famiglie sia attraverso spazi di lavoro condivisi o scuole può essere efficace per spezzare le catene di trasmissione nel tessuto sociale.

Le pratiche di allontanamento sociale necessitano una riorganizzazione delle Istituzioni e delle pratiche sociali , ma anche una riflessione approfondita sulla riprogettazione degli spazi urbani e dei nostri ambienti quotidiani. Bogotá sta aprendo nuove piste ciclabili per ridurre ulteriormente il numero di pendolari sui mezzi pubblici, consentendo alle persone che possono usare le biciclette di rimanere separate piuttosto che usare il transito dove possono essere infettate o trasmettere COVID-19 – il che rende anche più sicuro il transito per coloro che non possono guidare.

Perché il distanziamento sociale solleva questioni etiche?

A prima vista, le distanze sociali non sembrano poi così negative. Dopo tutto, l’allontanamento sociale non richiede che nessuno ti costringa a rimanere a casa. Potrebbe in alcuni casi, ma sicuramente non è una caratteristica essenziale delle misure di allontanamento sociale. In alcuni casi, l’allontanamento sociale potrebbe essere efficace senza interferire direttamente con il tuo movimento. Sono sicuro che molti di voi al momento hanno familiarità con la sensazione che nessuno debba costringervi a restare a casa, perché in questo momento è comunque difficile spostarsi lontano

Il problema però esiste anche se in maniera meno evidente rispetto alla quarantena (che comporta il rinchiudere le persone, poche o molte che siano). Applicato in modo sufficientemente ampio e per un tempo sufficiente, il distanziamento sociale può danneggiare la nostra capacità di formare comunità e limitare le nostre opportunità. Rivela che la libertà di movimento e la libertà di associazione sono, in modi piccoli ma profondamente importanti, diritti positivi o di benessere. Cioè, abbiamo il diritto alla comunità e a viaggiare, perché farlo è profondamente importante per gli esseri umani. Ovviamente non si tratta di una libertà assoluta, si forma gruppo con le persone che vogliono farne parte, tuttavia si sta limitando in qualche modo la libertà individuale e sopratutto, prendendo spunto dalle riflessioni di Foucault: la politica sta esercitando un potere disciplinare con una funzione normalizzatrice basata su un sistema di ripartizione differenziata.

Inoltre, è da considerare anche il modo in cui questo è avvenuto, il modo in cui queste libertà sono state violate, pensate a quelle persone le cui comunità all’inizio non hanno preso sul serio il problema e poi improvvisamente “chiuso tutto”, questa può sembrare una forma di dominio. Cioè, il modo in cui sono state emanate alcune misure di distanziamento sociale ha rivelato il grado in cui i nostri datori di lavoro, il governo e altri potenti attori nelle nostre vite hanno la capacità arbitraria limitare le nostre azioni e potenzialmente lasciarci senza alcuna possibilità di replica. Un vero e proprio esercizio di potere e forma di controllo sociale.

Il distanziamento sociale ci uccide

Anche l’allontanamento sociale può ferirti. Ancora una volta, non tutte le misure che possiamo utilizzare per aumentare la distanza sociale, e non tutti i modi di attuare la stessa misura, ci danneggiano nella stessa misura. Ma l’allontanamento sociale può e danneggia gli individui. Questi danni possono essere diretti o indiretti; prossimi o a lungo termine.

I danni diretti e prossimi dell’allontanamento sociale sorgono questo li danneggia in tempo reale. Queste sono le persone ad esempio che non possono essere visitate perché i centri medici specializzati sono chiusi, i medici non stanno prendendonuovi appuntamenti e ottenere assistenza per telefono è difficile. Sono le persone che hanno patologie cardiache o oncologiche gravi e non possono avere aiuto. Potrebbero anche essere persone vittime di abusi domestici, persone per cui non è sicuro vivere tra le pareti domestiche. Queste sono le persone per le quali le violazioni e il potenziale dominio di cui sopra le stanno danneggiando in modi netti.

Poi ci sono le persone indirettamente danneggiate per il tipo di lavoro che svolgono. Si tratta del cosiddetto “personale essenziale” che dovrebbe essere sempre sul posto di lavoro, ma potrebbe non avere il supporto che gli consente di rimanere a casa se è malato senza perdere il lavoro o a cui non viene fornito un equipaggiamento protettivo appropriato. Queste sono le persone che un sistema sociale non può permettersi di perdere a cui non permettiamo nemmeno di rimanere distanziate. Ma ci si aspetta che si assumano il rischio per nostro conto in un modo non equo, secondo una ripetizione sociale equa del rischio. Inoltre molte cause di rischio pongono molti interrogativi sulle politiche di welfare mal gestite ben prima della pandemia

Poi ci sono tutte quelle persone per cui i danni si matureranno a “fuoco lento”. Persone che non possono accedere screening medici, che non possono usufruire di terapie, che sono esposte per lunghi periodi a situazioni di stress, per non parlare delle ripercussioni psicologiche su aiuti e soprattuto bambini che stanno sviluppando sempre maggiori fobie e forme di depressione. non accadrà oggi o domani, ma in futuro

Infine ci sono le dinamiche di economiche legate alla perdita del lavoro, al recupero del proprio tenore di vita, al disequilibrio sociale che il distanziamento ha provocato.

Aggiungiamo a questo il sistema panoptico di controllo derivante dall’uso politico/economico dei social network, Deleuze sosteneva: “ la formula astratta del panoptismo non è più vedere senza essere visti, ma imporre una condotta qualunque a una moltitudine umana qualunque” e la trasformazione del potere in biopotere cioè il controllo della salute pubblica in funzione della produttività , ci troviamo di fronte ai presupposti di una società dove la libertà umana è messa in serio pericolo.

“ Il sistema di potere agisce per mezzo di meccanismi globali in modo da ottenere degli stati complessivi di riequilibrio e regolarità.”

Il distanziamento sociale un coltello a due lame

Ecco il punto della questione. Senza dubbio le regole di distanziamento sociale permettono un rallentamento del propagarsi della malattia, che ha mostrato la sua pericolosità. A lungo termina probabilmente determinerà il salvataggio di moltissime vite

D’altra parte, viola le nostre libertà e impone danni. fra l’altro ad alcuni dei gruppi più vulnerabili della società. Le persone che non possono lavorare da casa sono le più a rischio e traggono il minimo beneficio da queste misure.

La sensazione è che se rimaniamo ancorati ad una visione liberista e capitalista della società basata sull’arricchimento innescato esclusivamente da meccanismi di produzione e consumo, rischiamo di infilarci in una strada senza uscita.

Per iniziare, la contrapposizione tra distanziamento sociale e riapertura dell’economia è una questione posta male. Il primo non è misurabile con le modalità ed i calcoli della seconda. Si tratta di comportamenti regolamentati che la politica potrebbe gestire con interventi più efficaci. Le persone possono e dovrebbero essere supportate realmente durante questo periodo.

Se vogliamo organizzare la vita umana in comunità autoregolamentate da un contratto sociale, forse è arrivato il momento di avere come obiettivo il benessere dell’individuo facente parte di un sistema, quindi strettamente collegato al benessere di tuti gli altri individui del sistema e non solo di alcuni pochi, in cima alla scala sociale.

Todorov diceva che “nella distanza dall’altro posiamo lo sguardo su noi stessi” quindi è necessaria una riflessione sul sistema che abbiamo costruito.

E’ possibile ripensare il sistema sanitario rendendolo maggiormente pubblico e non basato sul profitto. Si possono condurre studi di diffusione concentrazione dei virus attraverso le fognature, studiare maggiormente le persone che hanno avuto il virus per comprendere come l’organismo ha risposto alla malattia ed avere anche un quadro globale più definito, quindi collaborare tra Paesi. Considerare la produzione di vaccini un bene umanitario e quindi uscire anche in questo caso da una dinamica di profitto. Creare un sistema di finanziamento della ricerca obbligatorio in modo che non si inneschi un meccanismo d’interesse del privato solo per fini utilitaristici. Occuparsi maggiormente dei processi d’integrazione delle fasce più deboli della popolazione, sviluppare maggiormente le politiche di sostegno al lavoro e di sostegno economico delle famiglie che si trovano in situazioni disagiate. Ripensare l’economia basandosi sulla ridistribuzione delle risorse e della ricchezza. Tutti hanno diritto ad essere felici e benestanti, ma come diceva mio nonno: “La pancia è una, quando è piena non serve altro!”. Anche i meccanismi burocratici di uno Stato ne definiscono il suo grado di funzionamento e salute. In Paese dove le cose funzionano in maniera più semplice, si annidano meno le sacche di corruzione. In un Paese dove si è meno stressati e si hanno maggiori servizi alla persona si è più predisposti alla soluzione dei problemi degli altri e si difende meno il propio territorio.

Concepire che il mio benessere e la mia saluta sono definiti dal benessere a dalla salute degli altri, necessita per forza di cose una costruzione di un’organizzazione sociale differente basata su nuovi valori e nuovi processi di sviluppo.

Ecco perché il distanziamento sociale non è una semplice risposta o può essere una banale regola, ma un punto di partenza di una riflessione più globale

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