gedanken

Le parole definiscono la nostra realtà

mi specchio, mi vedo mi do un nome

Nella tradizione Popolare dei Castelli Romani esiste un personaggio magico e maligno che attacca l’uomo quando meno se lo aspetta, soprattutto di notte nel suo letto.

È una tradizione che ha radici antichissime forse molto prima del medioevo, questo essere si chiama “Indico”.

L’indico la notte ti saltava sul letto e si metteva seduto tra il petto e lo stomaco, ti bloccava non facendoti più muovere e togliendoti il fiato, una forte analogia con i sintomi dell’infarto mischiato al terrore per la morte.

Oggi noi viviamo un mondo in cui la scienza riesce a spiegare moltissime cose la sintomatologia delle malattie, le cause, i suoi processi di diffusione e sviluppo. Moltissime altre cose rimangono ancora sconosciute e si teorizzano modelli che possano spiegare il funzionamento del nostro corpo e della realtà, ipotesi che cercano conferme o falsificazioni.

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“Adamo vide il creato e diede un nome alle cose”

Il percorso gnoseologico però rimane costante: la ricerca di definizione della realtà e la sua nominalizzazione, come se questo rappresentasse una sorta di liturgia esorcistica della paura.

Lo sconosciuto ci terrorizza, vederne i contorni e dargli un nome ci aiuta ad opporci a questo terrore, Allora abbiamo il tornado “Katrina” il virus “Ebola”, la Sars il Covid parole che ci permettono di dare un confine ad un potere altrimenti incontenibile perché sconosciuto.

Queste parole si arricchiscono e si depauperano di ulteriori caratteristiche a seconda del nostro grado di conoscenza approfondita del fenomeno: come l’indico può essere piccolo, pesante, notturno, maligno, avvezzo a saltarti sul petto, forte, così la malattia può essere un virus, con gli uncini perfetti per le tue cellule, resistente al freddo, aggressivo e così via.

Questa è la rappresentazione del nostro rapporto con il mondo.

Nel momento che prendiamo coscienza della nostra identità ci troviamo di fronte allo sconosciuto e dobbiamo definirlo, nominarlo, per determinarne le dimensioni ed i confini, perché terrorizzati continuamente dalla possibilità di dissolverci 

Conosciamo ciò che vediamo ma vediamo solo ciò che conosciamo.

Gli indios all’arrivo degli spagnoli non videro le navi perché a loro completamente sconosciute.

Di fatto possiamo dire di cominciare a conoscere ciò a cui abbiamo dato un nome.

E se il linguaggio fosse solo un mezzo, uno strumento di ciò che noi chiamiamo conoscenza? e se potessimo comprendere la realtà anche attraverso altro? non sarebbe un arricchimento?

Abbiamo bisogno delle parole per trasmettere la conoscenza avvenuta tramite l’esperienza fisica e corporea. Il monaco pose una brocca colma d’acqua per terra e chiese ai suoi discepoli cosa fosse senza descrivere la brocca, il primo disse “non è acqua” il secondo le diede un calcio e la rovesciò.

Le parole al contempo richiamano un’eco di quell’esperienza ma ci limitano. Anche le parole definiscono una strada interpretativa, evocano e guidano nella foresta delle esperienze ed emozioni individuali e quindi hanno in sé un grande potere manipolatorio poiché spostano l’attenzione su quello che si vuole far vedere.

Noi in questi giorni di quarantena siamo assaliti dalle parole, [anche le mie] ci mostrano una visione della realtà, uno spicchio di mondo dove regna l’angoscia e la paura, ma rispettando il dolore individuale e personale di chi sta perdendo i propri cari ed i propri affetti abbiamo anche la possibilità di spostare il nostro sguardo su altro, di usare altre parole, di descrivere in maniera più accurata è diversa altri elementi di questa realtà.

Cercare di avere una grande visione di insieme dovrebbe essere un dovere per chi scrive 

Un pensiero su “Le parole definiscono la nostra realtà

  1. Le parole sono importanti e questo lo ha già detto qualcuno. Sono però ancora più importanti e su questo temo dell’uso e del funzionamento del linguaggio ti invito a leggere, se non lo conosci, i lavori di Paolo Borzacchiello. L’intelligenza linguistica è una competenza che si può acquisire e utilizzare al meglio.Ciao Max, come stai?

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