gedanken

L’ isolamento

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L’isolamento e’ una di quelle condizioni fisiche che influisce sull’equilibrio psicofisico, cambia l’equilibrio biochimico del cervello ma soprattutto incide in maniera permanente sullo stato dell’essere. Isolamento ha a che fare con pensieri, rumore, silenzio, buio, noia, depressione, riflessione, meditazione, paura.

Quante volte nella nostra vita sentiamo il bisogno o cerchiamo l’isolamento? Ci sono specie animali in natura che cercano l’isolamento in specifici momenti della loro vita e lo fanno sia come esigenza propria, dettata da un’istinto primordiale di mantenimento della specie, sia come messaggio per il branco, per la comunità.

L’uomo e’ un animale sociale e l’isolamento gli  fa soprattutto, in principio paura. Si racconta che Federico II cercando la lingua primordiale face un esperimento dai risvolti terribili, isolo’ dei neonati senza possibilità di comunicare gli uni con gli altri e soprattutto senza possibilità di comunicare nemmeno con le loro madri o balie, solo il minimo indispensabile per la sopravvivenza.

Lui cercava di scoprire quale lingua avessero parlato, cercando appunto il linguaggio originario dell’uomo,  ma invece accadde che i bambini si lasciassero morire, forse percependosi cosi’ lontani dagli altri e dal mondo il loro istinto di sopravvivenza si spense fino alla fine. 

L’isolamento ci mette di fronte alla paura della morte, ma la morte nella simbologia dei tarocchi rappresenta sempre una profonda trasformazione. Durante l’isolamento, cambia il punto dove rivolgiamo lo sguardo, si passa dall’essere inondati dall’esterno, al cercare un luogo di osservazione contemporanea del dentro e del fuori. L’isolamento e’ una categoria dello spazio e del tempo.

Nell’Atelier, un bellissimo libro di Elisabetta Orsini (carissima amica) si compie un viaggio proprio in questo luogo non solo fisico, ma della mente, dove l’artista  nel suo scadenzato isolamento crea nuove opere, nuovi pensieri, nuovi paradigmi.

L’isolamento e’ al contempo qualcosa di grandioso e terrificante come direbbe Nietzche e andrebbe affrontato con lo spirito del fanciullo. Ma cosa ci terrorizza? Il restare soli, non avere più gli specchi degli altri nei quali riflettersi, e’ una condizione che indebolisce fortemente la nostra coscienza identitaria, pone l’ego di fronte al baratro della sua possibile dissoluzione, non possiamo giudicare e quindi riaffermare continuamente le caratteristiche che ci definiscono, percepiamo in maniera molto più’ intensa il rumore dei nostri pensieri questo potrebbe darci anche una sensazione di soffocamento ( a proposito, un virus che toglie il fiato e impone l’isolamento in un’epoca di esaltazione dell’ego ha i suoi risvolti comici ed interessanti).

La nuova condizione a cui siamo imposti ci mette nella condizione necessaria di assumere nuovi comportamenti. Passare dal quel rumore indistinto all’ascolto dei pensieri, affrontare la paura e scoprire che tutti quei pensieri sono semplicemente di passaggio e nel silenzio che prima o poi inevitabilmente si creerà arrivano chissà come e chissà da dove nuove intuizioni, Nel Tao si dice che per riempire nuovamente la brocca, prima e’ necessario svuotarla  (lo dicevano anche Lapalisse e Schopenhauer, ma erano copioni).

Ecco allora in che consiste il profondo terrore che ci ispira l’isolamento? Probabilmente il trovarci di fronte a noi stessi e scoprire di non essere ciò che pensavamo di essere. E’ proprio questo il momento in cui dovremmo dare inizio al cosiddetto “processo del perdono”, osservare i nostri pensieri, rivedere i nostri comportamenti e rivolgere lo sguardo su noi stessi, accettando il fatto di aver agito in un certo modo poiché era la cosa migliore che sapevamo fare in quel momento, a fronte delle nostre conoscenze, delle nostre abilità del grado di consapevolezza che avevamo, non avremmo potuto fare diversamente.

L’isolamento dunque rappresenta una grande opportunità. Gli artisti, i filosofi, e’ nell’isolamento che trovavano l’ispirazione. Nelle favole si narra sempre di un momento in cui l’eroe di fronte alla  percezione di impotenza nel compiere l’impresa di cui si e’ fatto carico, si isola accetta la propria condizione e si apre al nuovo, all’arrivo della magia nella sua vita, accetta questo processo e ne esce trasfigurato, ha perso la propria identità, ha svuotato la brocca del proprio ego ed e’ altro.

Approfittiamo di questo isolamento, per compiere un nuovo cammino, meditare, riflettere sulle nostre azioni, perdonarci se necessario e sognare nuovi modi di vivere e convivere, magari scopriamo di essere qualcos’altro rispetto a noi stessi

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