Parasite

di Bong Joon Ho

Ecco il film che per la prima volta nella storia ha vinto gli oscar nonostante non fosse americano, cioè non semplicemente (si fa per dire) come migliore film straniero.

La domanda che verrebbe da porsi è: “dove si annidano i parassiti?” Invece quella che dobbiamo porci è : “chi sono i parassiti?

Ci troviamo di fronte ad un film che fuoriesce, o meglio, straborda da qualsiasi canone di genere in cui si voglia limitare. Inizia come una commedia per poi assumere le caratteristiche del thriller, diventare Horror e concludersi come dramma esistenziale.

Una famiglia povera vive in uno scantinato arrabattandosi con le pochissime occasioni che la società gli offre, sopravvive cercando di assomigliare a qualcosa che abbia a che fare con l’immagine del ceto medio, succhia il wifi dai vicini captandolo dal soffitto, piega scatole della pizza per pochi spicci, con il desiderio della scalata sociale.

L’occasione si presenta quando un amico del figlio propone di sostituirlo come tutor d’inglese per la figlia di una ricca famiglia che vive in una villa sulla collina.

Simbolico ovviamente il percorso che si compie tra il loro essere nel basso ed il loro andare verso l’alto.

Il ragazzo accetta la proposta anche se non avrebbe i titoli per farlo, un po’ di furbizia, la falsificazione di qualche documento lo fanno diventare studente universitario con l’idea che in fondo non è una grande bugia, visto che si ripromette di esserlo veramente in un futuro.

È l’inizio di un viaggio che il Regista ci fa compiere con curiosità nello scoprire come piano piano riescano tutti i membri della famiglia ad entrare nella casa dei ricchi e diventare parte, in qualche modo, di quella famiglia.

Ma la lotta tra parassiti è spietata, si tratta di sopravvivenza gente!.

Loro ottengono quello che vogliono perchè inducono i ricchi a compiere scelte emotive basate sulla paura di perdere il loro status ed il loro benessere, ma vengono allo stesso tempo, attaccati da coloro a cui hanno tolto l’osso.

Anche la CASA RICCA ha uno scantinato, un luogo scuro, buio, profondo, sconosciuto dove si consuma la lotta violenta per sopravvivere.

L’epilogo naturalmente non lo spoilero, dovete vedere il film se ancora non lo avete fatto!

Ma quello che vorrei che notaste è la capacità del Regista di giocare con la storia e raccontarci un mondo arido in cui siamo tutti parassiti, cerchiamo disperatamente di sopravvivere. Compie questo racconto senza mai approfondire in maniera ossessiva i personaggi, come se ognuno di loro, fosse una tavola di Rorschach in cui la prima immagine che riconosciamo è specchio di ciò che noi abbiamo dentro.

Emblematico il parallelo tra il finale del ragazzo e l’atteggiamento del bambino della famiglia ricca, particolarmente simbolico il ruolo del padre nel suo odio per gli scarafaggi e della madre reale terminator della famiglia povera.

Io confido sempre che in fondo possiamo scegliere se essere parassiti, ma non credo che il Regista abbia voluto darci questa possibilità , almeno consapevolmente, se vogliamo trovare della retorica, il messaggio è sicuramente politico. Fino a che punto porteremo questo nostro modello di capitalismo iperconsumistico post moderno?

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