recensioni

Pinocchio

Pinocchio_manifesto

di Matteo Garrone

Questo film non può e sicuramente non è solo la storia che racconta.

Pinocchio fa parte del DNA degli italiani, tutte le generazioni hanno avuto a che fare con il burattino di legno, è dentro di noi con i suoi spigoli, le sue durezze, le sue smussature e dolcezze ed è sicuramente anche dentro il Regista.

Traspare da ogni inquadratura, ogni movimento di macchina, ogni scelta fatta con Direttore della Fotografia, ogni sguardo, ogni azione degli attori.

Garrone orchestra un film che è il suo sogno da bambino, il suo desiderio ed il sua grande paura, lo fa con estrema consapevolezza, lo testimonia anche la scelta di non collaborare con i suoi sceneggiatori canonici, ma di collaborare con Ceccherini che ricopre anche il ruolo della Volpe.

Il film nasce, credo fortemente, con l’intento di essere un prodotto internazionale, perchè la storia lo è, infatti oltreoceano si misura agli occhi della critica, con Disney e Benigni.

È interessante vedere come ne parlino diversamente i critici italiani e quelli stranieri, proprio perchè noi siamo troppo coinvolti con Pinocchio in altro modo, troppo legati forse a Manfredi e Comencini.

valutiamo i fatti incontrovertibili.

In questo Pinocchio per la prima volta grazie al CGI abbiamo la trasformazione da bambino di legno a bambino vero, vediamo Pinocchio per quello che sarebbe potuto essere realmente nell’immaginazione di Collodi.

Benigni è molto più attore che “buffone di corte”, viene guidato all’interpretazione di Geppetto in maniera profondamente realistica e magistrale.

La favola viene seguita in maniera letteraria e l’animo e la poetica quasi verista, anzi verghiana del regista si manifesta in tutta la sua forza estetica.

Notevole anche l’interpretazione di Mangiafuoco da parte di Proietti, ma tutti gli attori sono molto bravi, forse la fata turchina risulta un po’ algida ma credo più per problemi di sceneggiatura che di recitazione.

Ecco la sceneggiatura potrebbe avere delle lacune, perchè si evidenzia una certa ansia nel seguire la storia risultando il tutto, un po’ frammentato e poco fluido nel dipanarsi della storia, come si trattasse di un susseguirsi di episodi attaccati l’uno all’altro.

In questo Ceccherini non credo che abbia apportato un miglioramento

La fotografia è superba ed anche l’uso della macchina da presa a volte a mano a volte fissa su carrelli e crane è equilibrato e permette di condividere il mondo di Pinocchio in maniera empatica.

Peccato per la musica che risente troppo della nostalgia del passato e non cerca nulla di nuovo, come contrariamente fa tutto il film, Dario Marinelli non sembra osare e rimane imbrigliato nelle citazioni non aiutando il film con il pubblico italiano.

Altra lettura avviene per la critica straniera che ha come confronto soprattutto Disney.

In questo caso il Film di Garrone è decisamente un monumento, una favola, cosparsa di neorealismo e di fantasia, che richiama sicuramente agli occhi soprattutto degli americani, la grande scuola del cinema italiano.

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