recensioni

JO JO Rabbit

jojorabbit

di Taika Waititi

Una storia sulla bellezza della vita e sulla nostra parte oscura che potrebbe emergere in fondo perché abbiamo semplicemente paura.

“non facciamo emergere l’Hitler che è in noi”

T. Waititi
Analisi

Jojo Betzler (brillantemente interpretato da Roman Griffin Davis, 12 anni, londinese) è un ragazzo di 10 anni solitario che vive da qualche parte nella Germania nazista nelle ultime fasi della guerra.

Vive con sua madre Rosie (Scarlett Johansson), avendo perso sia suo padre che sua sorella.

Nel disperato tentativo di sentirsi parte di qualcosa, il piccolo Jojo non è solo un ardente membro della Gioventù Hitleriana, ma ha Adolf Hitler come amico immaginario e figura paterna alternativa, che si presenta per offrirgli supporto e consigli.

Questo Hitler (interpretato energicamente dal regista e sceneggiatore del film, Taika Waititi, meglio conosciuto per Hunt For The Wilderpeople e Thor: Ragnarok) non è il dittatore noto alla stori, ma un personaggio bizzarro tanto quanto l’assurdità che un ragazzo dell’età di Jojo potrebbe inventare. A volte si arrabbia (“Heil me!”), A volte lancia gergo adolescenziale contemporaneo (“Correcto mondo!”), E mangia carne di unicorno. (forte l’immagine del divoratore di sogni)

Jojo parte per un campo di addestramento per giovani di Hitler, guidato dall’ex ubriaco capitano K (Sam Rockwell) con un occhio solo e dal suo grottesco assistente, Fraulein Rahm (Rebel Wilson).

Non riuscendo a mostrare la necessaria spietatezza quando viene sfidato a uccidere un coniglio, prende il suo sfortunato soprannome.

Dopo una breve chiacchierata confidenziale e paternalistica con Hitler, Jojo prova quindi a dimostrare la sua abilità marziale strappando una granata, ma ottiene solo di esplodere rimanendo in coma per qualche giorno e con delle evidenti cicatrici sul viso

In giro per casa, Jojo, un fervente antisemita, scopre con orrore che sua madre nasconde una ragazza ebrea adolescente, Elsa (Thomasin McKenzie) in soffitta.

Incapace di tradirla senza tradire anche sua madre, Jojo stringe un patto pericoloso con Elsa, insistendo sul fatto che lei gli racconti i segreti sinistri degli ebrei per un libro che sta scrivendo ” Yoohoo ebreo”. Elsa sta al gioco, informandolo che hanno le corna, sono attratte da cose luccicanti e pendono dal soffitto quando dormono, come pipistrelli.

Elsa, 16 anni, è meravigliosamente comprensiva. “Non sei un nazista, Jojo”, gli assicura. “Sei un bambino di 10 anni che vuole sentirsi parte di un gruppo”.

Gli offre persino il suo primo bacio. Ma Jojo rimane diviso tra i suoi sentimenti possessivi per Elsa e la lealtà verso il suo amico immaginario.

“Allora, come va con quella cosa degli ebrei di sopra?” Chiede Hitler. Quando Jojo chiede cosa fare al riguardo, Hitler ribatte: “Pensi che io sia l’esperto?”

Qui si gioca il paradosso del Film, tutto è presentato come se fosse una sorta di delirio collettivo, ma il realtà non lo è affatto ed il dramma terribile accade introno ai personaggi e li tocca che se contemporaneamente fosse un sogno ed una tragedia dell’esistenza

Si arriva all’epilogo della Storia, Hitler si suicida, la Germania viene sconfitta e Jojo scopre che sua madre ha fatto parte della resistenza. Non c’è un briciolo di pesantezza ma è tutto così intimo ed assurdamente reale

Ecco allora il risvolto della storia.

La bella Rosie dice a Jojo: “La vita è un dono. Dobbiamo celebrarlo. Dobbiamo ballare”.

Questo sarà il suo primo atto quando sarà libera.

Non è un film facile anche se vuole mantenere un tono favolistico proprio perchè cambiamenti di tono in Jojo Rabbit rischiano di non essere seriamente intesi. C’è un colore brillante, simile a un giocattolo, o come potrebbe essere un occhio di bambino.

Guardare il film, completamente in contrasto con il suo cupo contesto.

Il risultato non è tanto insolito, rimane il tutto un po’ piatto: né un dramma convincente né una vera e propria parodia, bisogna compiere uno sforzo intellettuale per comprendere fondo le metafore

Il romanzo su cui è basato Jojo Rabbit, “Caging Skies” della romanziera neozelandese/belga Christine Leunens, non è una commedia e non include Hitler come amico immaginario.

Taika Waititi – che si descrive come un “ebreo polinesiano”, di origini maori, ebraiche e irlandesi rischia di trasformare la sua storia in un film di genere indie molto modaiolo, come ha notato il critico della varietà Owen Gleiberman: una platea abbastanza intelligente da non offendersi per le prese in giro perché gode della propria percezione di superiorità intellettuale.

Sembra un invito ad ergersi oltre la stupidità umana, guardando il male con distacco e concentrandosi su quello che realmente rende la vita degna di essere vissuta, le scelte d’amore

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