gedanken

Arte e Bellezza, una relazione stanca

solitudine

La bellezza ha chiesto il divorzio

C’è stato un momento in cui arte e bellezza coincidevano, poi con l’avvento della sua riproducibilità (W. Benjamin) il percorso tra le due si è disgiunto.

Oggi quando si parla di arte non necessariamente si parla di bellezza sono due cose distinte come sostiene lo stesso Todorov:

“mentre lungo tutta la modernità bellezza e Arte sono andate a braccetto, nel postmoderno lo scenario cambia radicalmente non si parla neppure più di arte si preferisce usare termini come performance, gesto, azione, naturalmente non è da escludere che si sia finiti su un binario morto e che presto o tardi si imboccherà tutt’altra strada”.

Questo ha innescato un corto circuito comunicativo di cui il sistema sociale si è appropriato, mediante la comunicazione di massa è nata la cultura pop che oggi si autodefinisce arte.

Io non posso che dargli ragione essa è arte ma non ha nulla a che fare con la bellezza e con l’esperienza estetica, pensiamo all’arte moderna, Caravaggio ad esempio, ma non solo, gli artisti avevano l’anelito di raggiungere il divino non solo attraverso la creazione dell’Opera ma anche attraverso la sua contemplazione.

Fin dalla preistoria la rappresentazione dell’uomo mediante l’opera artistica costituiva il racconto della differenza tra gli esseri umani e la natura inconsapevole.

Attraverso l’operare artistico l’uomo si elevava oltre i meccanismi della natura si avvicinava al demiurgo, il principio creatore che osserva se stesso, e lo faceva non solo attraverso il ragionamento la razionalità ma soprattutto con l’esperienza, la creazione, che è corpo e fisicità, la contemplazione e conoscenza della sua riproducibilità emotiva.

Questo tipo di arte non era affatto di Massa era nascosta, elitaria, legata alla ricchezza.

Ad un certo punto l’arte è diventata riproducibile grazie alla tecnologia, questo percorso ha portato sempre più il processo di creazione artistica a diventare qualcosa di tecnico, legato al gesto, alle capacità tecniche della singola persona e ha permesso una maggiore diffusione di Massa sia nella realizzazione che nella fruizione.

Essendo cosí più largamente diffusa, è cominciato anche il suo uso manipolatorio perché il racconto che prima era per pochi è diventato visibile a molti.

I regimi totalitari ne hanno fatto un racconto epico e culturale di legittimazione del loro potere ripercorrendo i passi degli imperi teocratici dell’antichità, contemporaneamente si è sviluppato un processo di presa di coscienza, sempre un numero maggiore di persone si è sentita artefice potenziale del prodotto artistico.

Andy Warhol prevedeva un futuro con 5 minuti di notorietà per ognuno.

La diffusione dei processi di comunicazione e di mezzi per raccontarsi ha prodotto un aumento esponenziale di cosiddetti prodotti artistici, la musica mainstream ne è un esempio lampante come potrei definire arte una canzone di Young Signorino ad esempio, ma alla luce di tutto quello che abbiamo detto l’autore stesso ha ben diritto di dichiararsi artista anche se il suo prodotto mostra caratteristiche decisamente manipolatorie ed è palesemente brutto.

Infatti il fatto che sia un prodotto artistico riproducibile e diffondibile alla massa non significa che sia bello, il fatto che entri a far parte di una filiera di produzione e commercializzazione e che permetta l’arricchimento di soggetti all’interno del processo capitalistico non ne definisce la sua bellezza.

Come abbiamo fin qui detto bellezza e arte non coincidono affatto, non a caso Dostoevskij parlava di bellezza che salverà il mondo non di arte.

Ma perché la bellezza non è necessariamente arte?.

Abbiamo appurato che oggi siamo circondati da molta arte brutta, possiamo chiamarla arte,  ma rimane comunque una schifezza, certo anche il brutto induce l’uomo alla riflessione sulla propria natura e si potrebbe controbattere che ciò che piace a me non è detto che piaccia ad altri.

Esistono dei canoni oggettivi di bellezza? Se esistono ne determinano anche per essa una riproducibilità?

Io nella riproducibilità di per sé non vedo il male come in parte Benjamin, la natura riproduce la bellezza in continuazione e poi se non lo fosse riproducibile come potrebbe salvare il mondo?

La vita è piena e circondata di bellezza, l’uomo nella vita deve compiere una prima battaglia interiore per riconoscere la bellezza e poi una seconda battaglia per cercare di riprodurla

me stesso 😉

Todorov stesso afferma che “quando un artigiano, così come un artista prova un emozione estetica nell’azione che compie questa oltre che un valore estetico  ha anche un valore etico proprio perché in questo gesto, In questa azione c’è un segno di rispetto per il mondo che riveste una valenza morale e l’arte contemporanea non è più o non è solo vedere, pensare, ma sentire la sensazione e l’emozione, potrebbero già essere validi indicatori di bellezza”

Kandinsky cercava la bellezza nella relazioni tra colori e forme partendo dall’arte popolare ed astraendola

La bellezza quindi ha molto a che fare con i sentimenti e non semplicemente con le emozioni, le emozioni riguardano il sistema limbico e quindi rispondono al cervello arcaico, che a che fare con risposte semplici legate all’attacco alla fuga, i sentimenti sono molto più complessi perché sono elaborazioni razionali, riguardano processi di presa di coscienza, riguardo a ciò che proviamo e sentiamo, si riferiscono al nostro posto nella storia della nostra vita, ci definiscono in quanto protagonisti del nostro racconto intimo e personale, di conseguenza l’arte essendo di fatto azione può essere finalizzata alla bellezza o al suo contrario.

Può anche essere che la bellezza si sia rifugiata in altre attività prive di riconoscimento rispetto al prodotto artistico come ci insegna il pensiero orientale.

Ad esempio la possiamo trovare anche nei gesti minimi della quotidianità, nel curare un giardino, comporre un mazzo di fiori, impacchettare con cura un oggetto possono produrre emozioni estetiche altrettanto intense.

Questo per dire che se L’arte è soggetta a mutamenti storici pur tuttavia sempre e comunque ciascuno di noi può sollevare gli occhi al cielo ed essere scosso dalla bellezza perché è un sentimento intrinseco alla natura umana.

Si è cercato nel tempo di definire delle regole, dare delle categorie Per poter riconoscere la bellezza in senso oggettivo.

Al riguardo Kant, nella sua Critica del Giudizio, analizza il bello dandone quattro definizioni, che ne delineano altrettante caratteristiche:

  • il “disinteresse”: secondo la categoria di qualità un oggetto è bello solo se è tale disinteressatamente quindi non per il suo possesso o per interessi di ordine morale, utilitaristico ma solo per la sua rappresentazione;
  • l'”universalità”: secondo la quantità il bello è ciò che piace universalmente, condiviso da tutti, senza che sia sottomesso a qualche concetto o ragionamento, ma vissuto spontaneamente come bello;
  • la “finalità senza scopo”: secondo la categoria di relazione un oggetto è da considerarsi bello senza che la sua contemplazione sia mirata a uno scopo preciso, ovvero la sua rappresentazione è finalizzata unicamente a sé stessa;
  • la “necessità”: secondo la categoria di modalità è bello qualcosa su cui tutti devono essere d’accordo necessariamente ma non perché può essere spiegato intellettualmente; anzi, Kant pensa che il bello sia qualcosa che si percepisce intuitivamente: non esserci quindi “principi razionali” del gusto, tanto che l’educazione alla bellezza non può essere espressa in un manuale, ma solo attraverso la contemplazione stessa di ciò che è bello.

Esiste il desiderio di una canonizzazione oggettiva della bellezza o per lo meno della definizione di bellezza nell’opera d’arte.

L’estetica, la critica d’arte ha identificato una serie di elementi come riferimento per definire il canone di bellezza seguendo una tradizione che nasce dalla Grecia antica

Per conoscenza vi riporto i canoni cosiddetti classici e quelli moderni

Se per Umberto Eco la bellezza si modifica nel tempo a seconda del periodo storico è del luogo, col femminismo ad esempio la dogmatizzazione della bellezza era interpretata come una limitazione della Libertà individuale e di genere

Al di là di questi criteri che siano classici o moderni la bellezza si potrebbe associare ad un concetto di armonia in senso più ampio rispetto a quello che conosciamo con la musica,

si tratterebbe di un concetto che ha che fare con la relazione tra le parti, come se queste avessero intrinsecamente delle proporzioni matematiche tra loro misurabili ed entrassero in risonanza con noi stessi, il nostro corpo il nostro campo elettromagnetico e tutto ciò producesse una sorta di di ondata informativa al nostro cervello influenzando probabilmente anche la nostra produzione ormonale tale da indurre una sensazione di piacere, felicità appartenenza a qualcosa di più grande.

colori suoni, ma anche odori e sapori in correlazione tra loro producono sistemi coerenti che risuonano con la coerenza coerenza del nostro cuore . pensiamo per un attimo alla recerche di Proust.

E’ come se con questa idea di armonia costruisse un ponte tra l’uomo, il corpo, la sua fisicità e la verità dell’essere che si disvela nella percezione estetica della bellezza nell’opera d’arte.

Un percorso tra Heidegger, Marleau-Ponty e la contemporaneità

Ecco uno spunto di riflessione su come arte e bellezza si possano essere disgiunte nel tempo e come quest’ultima ci possa davvero salvare?

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